La Torre dell'Orologio svetta tra i tetti di Turi dal 1892, come simbolo "laico" di questa cittadina. Originariamente l'orologio era destinato ad essere sistemato in una torretta sulla facciata del Municipio; poi, per problemi di staticità, si decise di erigere una vera e propria torre in fondo a via Maggiore Orlandi, a fianco dell'ex chiesa francescana di San Giovanni Battista. A costruirla fu il mastro scalpellino Giuseppe Schettini, su progetto dell'arch. Sante Simone.
Il Palazzo dei Marchesi Venusio ha origini che risalgono al Medioevo, più precisamente nel periodo del normanno Tommaso da Frassineto (XI-XII sec.), primo dominus di Turi. Il Castello si ampliò con gli Svevi e gli Angioini, ma probabilmente solo con l'insediamento, nel 1547, del nuovo feudatario Francesco Moles (originario di Gerona, Spagna), l'edificio dovette assumere le fattezze di una fortezza-palazzo, con nuove torri e nuovi corpi di fabbrica.
Nella seconda metà del 1700, il passaggio del feudo dai Moles a Ottavio Venusio di Matera, comportò una profonda trasformazione del palazzo che venne in parte demolito per assumere l'aspetto di fastosa dimora barocca che ancora oggi possiamo ammirare, con il monumentale ingresso nella bella piazza cap. Colapietro, le balconate, i finestroni e le artistiche ringhiere. Negli ultimi anni del '900 la dimora feudale, fatta oggetto di ampi lavori di restauro, è stata destinata a struttura turistico-alberghiera.
Il Palazzo Municipale, nacque come sede del Collegio dei Padri Scolopi, che qui si stabilirono nel 1645 grazie al lascito testamentario del benefattore notar Santo Cavallo; nel Palazzo, furono ospitate anche le Scuole Pie, che impartirono l'istruzione gratuita a tantissimi turesi fino al 1809, anno della soppressione. Tra gli insegnanti anche San Pompilio Maria Pirrotti e molti illustri personaggi dell'Ordine. La Casa scolopica di Turi, inoltre, ebbe un ruolo di rilievo in quanto sede del Padre Provinciale. Dopo i lavori di restauro, che ebbero inizio nel 1845 su progetto dell'arch. Domenico Morea, il palazzo, dotato di una nuova facciata (quella che vediamo ora), venne adibito a sede comunale.
Lo Stemma di Turi, un toro sotto la quercia, ha origini ancora misteriose. La leggenda lega questo simbolo al ritrovamento di un toro sotto una quercia da parte di profughi provenienti dalla Thuriae della Magna Grecia, dopo la distruzione ad opera di Annibale. Il toro, infatti, era il simbolo usato sulle monete di Thuriae, città che Plinio ricordò per la presenza di una quercia poderosa. Per l'araldica, invece, il toro attraversante la quercia simboleggia l'agricoltura, l'ubertosità della campagna.